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La carta vincente delle rimesse (Italian only)

Aiutiamoli a casa loro, è il mantra di queste settimane e mesi. Ma quale sostegno immediato ai paesi “fragili”, alle famiglie che vivono al di sotto della soglia della povertà, e dunque potenziali generatrici di nuove ondate migratori, possiamo immaginare?

La risposta ci viene dal recente rapporto Sending Money Home dell’Ifad, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di risorse per lo sviluppo agricolo, e da una realtà che ci piace dimenticare. Questa realtà si chiama “rimesse degli emigrati”. Si tratta di una montagna di soldi che, in una relazione “peer to peer”, da pari a pari, o meglio, di tipo familistico, imbocca, prevalentemente, la direttrice Nord-Sud.

Tra il 2015 e il 2030 – stima l’Ifad – arriveranno per questa via, ai paesi a basso e medio reddito, circa 3,5 trilioni di dollari. Tre quarti di questa cifra verranno spesi dalle famiglie “riceventi” per sopravvivere (cibo, casa, un po’ di cure mediche), un altro dieci per cento servirà all’istruzione dei figli che significa investire in un potente volano di sviluppo non solo del singolo ma dell’intera comunità. Nel loro complesso le rimesse riguardano un miliardo di persone, una su sette nel mondo, in un gigantesco affresco che raffigura “il volto umano della globalizzazione”.

Questo affresco ha il volto anche di una donna perché sono cento milioni le lavoratrici che mandano soldi al paese di origine, circa metà del totale degli immigrati. Per loro, quei soldi si traducono anche una potente spinta emancipatoria. In virtù del loro “potere economico” diventano ciò che non hanno mai potuto essere prima: una voce al femminile titolare di diritti, che conta nelle decisioni familiari e nella comunità di provenienza.

Quanto ai numeri, nel 2017 la dimensione globale delle rimesse raggiungerà i 450 miliardi di dollari, oltre tre volte il volume complessivo dell’aiuto pubblico allo sviluppo. Da far impallidire l’idea che noi li aiutiamo a casa loro. In realtà sono loro che si aiutano da soli attraverso migliaia di “corridoi” attraverso cui far transitare il denaro guadagnato con un duro lavoro che le popolazioni invecchiate dei nostri paesi ricchi non possono e non vogliono fare o di cui hanno bisogno proprio perché sono società vecchie.

E allora l’idea di “aiutiamoli a casa loro” può assumere un’altra valenza. Anziché bloccare in modo selvaggio e punitivo il flusso di chi fugge dalla guerra o cerca un destino migliore per sè e per chi rimane, aiutiamo le famiglie a far fruttare meglio i soldi che ricevono, a fare piccoli investimenti generatori di reddito, a investire per aprire prospettive di un futuro migliore. L’unica, vera alternativa al partire.

Source: Huffington Post
By: Vichi De Marchi

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